Un gioiello del ‘300 seminascosto. S.Maria di Donnaregina Vecchia.

Avete presente quelle grandi cattedrali dell’umbria, della Toscana e delle Marche con grandi cicli pittorici alle pareti (Come nella basilica superiore di S,Francesco ad Assisi) dalle linee semplici e dall’architettura essenziale? Noi a Napoli ne abbiamo un esempio preziosissimo in pieno centro storico e da pochi anni è anche liberamente fruibile al pubblico: stiamo parlando del complesso di Santa Maria di Donnaregina, oggi museo Diocesano, a Largo Donnaregina, 2°traversa a destra di Via Duomo partendo da Piazza Cavour.

 

Può sembrare ridondante, all’epoca di internet, dare tutti i riferimenti su come arrivarci ma in realtà quando nel titolo ho usato la parola “seminascosto” in realtà intendevo proprio “nascosto, inglobato“. Come si vede nella foto dirigendoci al Museo Diocesano  ci troveremo davanti una monumentale chiesa del ‘600 (1620) che cositutisce uno dei più raffinati e ricchi esempi di barocco napoletano e che al suo interno custodisce marmi, decorazioni e dipinti  dei più grandi artisti napoletani e italiani di quel tempo (solo per citarne alcuni in primis Solimena con dipinti e disegni di altari, Luca Giordano con “Le Nozze di Canaa” e la “Moltiplicazione dei pani e dei pesci”). Addentrandoci però nel percorso di visita del museo, lungo i corridoi del piano terra, troviamo un piccolo cartello a forma di freccia che indica una porticina aperta’ su un “cortiletto”. Una volta usciti su quel cortiletto ci troveremo davanti le imponenti mura dell’abside di una chiesa molto più antica.

Ebbene stiamo già guardando dall’esterno la chiesa trecentesca di Donnaregina vecchia. Entrando dal percorso museale accederemo alla parte alta della navata (verso l’abside) ricevendone in pieno la grande luminosità data dalle alte monofore .

 

Ma come si può notare fin da subito la parte posteriore della navata (verso l’ingresso vero proprio) è in parte suddivisa in due livelli: quello superiore, sostenuto da una piccola selva di bassi pilastri ottagonali, è dedicato al coro…. ed è qui che comincia la magia…….

 

 

 

Sulle pareti del coro trovano posto imponenti cicli pittorici che subito catturano lo sguardo per la loro complessità e per l’ottimo stato di conservazione in cui si leggono chiari i colori e le decorazioni:  sul lato sinistro, verso la porta d’ingresso al convento, il Paradiso, al centro il Giudizio Universale ed a destra l’Inferno. Le scene affrescate sulla parete orientale si sviluppano con sedici Scene della vita di Cristo, quattro Scene della vita di santa Elisabetta più altre dodici figure tra Santi ed Apostoli. La parete occidentale vede quattro Scene della vita di santa Caterina, sei Scene della vita di Sant’Agnese più altri quattro tra Apostoli ed Adorazioni dei Magi.

 

Il senso di religiosità di quell’epoca spingeva l’osservatore a una compenetrazione nelle storie narrate e dalla forza di quella narrazione dovevea scaturire la rinnovata fede del credente. Anche voi potrete testimoniare come ancora oggi gli affreschi suscitano stupore e meraviglia in chi si sofferma a leggerli, prova ulteriore della grandezza della mano (o più probabilmente delle mani) che li hanno realizzati.

Il percorso come lo abbiamo affrontato qui è il percorso ufficiale di visita che però non si sofferma sulle molte vicissitudini  e trasformazioni che hanno riguardato questo antico edificio: nella costruzione della chiesa seicentesca, per non portare la fabbrica a invadere il largo Donnaregina, era stato necessario abbatere parzialmente l’abside trecentesco in favore dell’abside del nuovo edificio. “Allora perchè non ce ne accorgiamo quando visitiamo la chiesa antica?” vi chiederete: ebbene in conseguenza dello stato di parziale degrado di tutto il complesso nel 1928 è stato iniziato uno degli interventi di restauro architettonico più interessanti e moderni che che l’italia abbia mai fatto: si è infatti deciso (Sovrintendente Gino Chierici) di “liberare” le strutture trecentesche dalla chiesa nuova arrivando a spostare l’intera parete di fondo della stessa , affrescata dal Solimena, con una macchina complessa realizzata dallo stesso sovrintendente Chierici…

 

È un esperienza forte e inaspettata, è un tesoro ben celato e ben conservato che merita di essere riscoperto ogni giorno come finalmente è possibile grazie all’impegno della Curia e della Sovrintendenza che hanno collaborato a inglobare la chiesa vecchia nel percorso di visita definitivo del suddetto Museo Diocesano.

 

 

 

 

 

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Biografia Massimo Caroelli

Massimo Caroelli
Specializzato in beni culturali e informatica. Alla costante ricerca dell'arte e del bello in ogni possibile loro manifestazione. Nella fotografia la luce si deve "toccare con mano" avvolgendo ed evidenziando tutto il bello che ci circonda; trasmettendo bellezza anche dove non ce lo aspettiamo.

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