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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Arte

Andy Warhol e Mario Schifano allo Spazio 57

Maria Francesca Musto
Maria Francesca Musto 4 anni fa
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5 Min Lettura
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La galleria d’arte Spazio 57, sita a Napoli in via Chiatamone, ospita fino al 30 novembre l’incontro tra le opere di Andy Warhol e Mario Schifano. Accessibile gratuitamente dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19.00 e il sabato dalle 10.00 alle 19.00, la retrospettiva racconta il vissuto artistico di questi due esponenti della Pop Art e il loro rapporto con il classicismo. La mostra si pone in continuità con quella presentata recentemente all’Imago Museum di Pescara e propone alcune tra le loro opere più importanti provenienti dalla Galleria Rosini Gutman e da collezioni private.

Nelle sale dello Spazio 57 viene sugellato l’incontro tra i due artisti permettendo un confronto inedito tra le loro opere. Warhol e Schifano si conoscono alla galleria Sidney Janis di New York durante lo spettacolo The new Realists del 1962. Mario Schifano arriva nella Grande Mela grazie a Anita Pallemberg, attrice e amante conosciuta al caffè Rosati di Roma. Lì siedono intellettuali e artisti come Pasolini, Moravia e Fellini ma anche Franco Angeli e Tano Festa con cui Mario Schifano dà vita alla famosa “Scuola di Piazza del popolo”. A New York, Andy Warhol riconosce subito una somiglianza tra le sue opere e quelle di Schifano. Gli propone di frequentare il suo studio al quinto piano della quarantasettesima strada di Midtown, a Manhattan. Al Factory, Schifano conosce artisti determinanti per la sua evoluzione estetica come Jasper Johns, Robert Rauschenberg e Jim Dine. In quegli anni, Warhol è già l’epicentro della vita mondana e artistica di New York. Riesce a mettere insieme ambienti vip e underground, comincia a produrre le serigrafie di Marylin Monroe e dei dollari autografati.

Proprio l’opera Two dollars (Declaration of independence) del 1976 mostra quella trasformazione di oggetti quotidiani in opere d’arte che unisce l’opera di Andy Warhol e quella di Mario Schifano. Il primo a New York e il secondo a Roma scardinano il carattere elitista dell’arte. Come una trasfigurazione in termini rappresentativi del latino volgare, danno vita a un movimento ossimorico, un’arte popolare. La Pop Art è in grado di conferire valore artistico agli oggetti della vita quotidiana, di metterne in evidenza la potenza estetica analizzando il potere che la cultura popolare e il consumismo esercitano sulle persone e sulla società.

Dietro una stessa idea ci sono però due persone diverse. Warhol subisce sin dall’infanzia il fascino dello star system. È un uomo razionale e mondano con un passato da pubblicitario; è eccentrico, egocentrico e ha legami con gli intellettuali più in vista dell’epoca, le celebrità di Hollywood e l’aristocrazia newyorkese. Schifano è un uomo molto sensibile e non ama stare al centro dell’attenzione. Ha problemi di droga che lo conducono fino alle porte della prigione. Ha abitudini che lui stesso definisce “nevrotiche” – come restare chiuso in una stanza con 30 televisori accesi allo stesso e sintonizzati sullo stesso canale. La stampa del suo tempo lo annovera tra i “maledetti” mentre Goffredo Parise lo descrive come “un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto, che lascia dietro di sé l’impronta nitida e misteriosa dell’eleganza”.

Caratteri così diversi generano inevitabilmente opere dissimili. Identità, quindi, ma anche differenze tra questi due artisti. Le immagini di Warhol sono pulite, plastiche e immobili; quelle di Schifano sono segnate dal movimento dell’anima che spinge l’artista sulla tela. Tratti imprecisi quelli di Schifano che, richiamando le inesattezze del lavoro artigianale, contrastano con le repliche serigrafiche, asettiche e perfette di Warhol.

La mostra presentata allo Spazio 57 è un’occasione unica per assistere al confronto tra i due massimi esponenti della Pop Art e cogliere le sfumature di una forma artistica che conserva tutta la complessità del rapporto tra la vita e la sua rappresentazione estetica. Come afferma lo storico dell’arte Maurizio Calvesi “La Pop Art è l’ultima manifestazione di quel processo di sconfinamento dell’arte nella vita, e di arricchimento del linguaggio aperto dell’arte a contatto con la vita, che ha principio già con l’impressionismo e con l’avventura simbolista”.

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Maria Francesca Musto Nov 20, 2021
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Pubblicato da Maria Francesca Musto
Dottoressa in logica e metafisica alla Normale di Parigi, traduco la mia meraviglia per il mondo in prodotti editoriali. Credo che la parola e il pensiero siano strumenti privilegiati per comprendere la realtà e che il cinema sia una porta su universi paralleli.
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