Antichi detti napoletani:“Si bella e ‘nfam comm’ o riavule ‘e Margellina “

Chiesa-di-Santa-Maria-del-Parto[1]

Napoli è una fucina di detti,spesso tratti da fatti realmente accaduti o da leggende perso nel sonno del tempo,come la storia che andiamo oggi a raccontare,in una Napoli di fine Seicento,come ben possiamo immaginare una Napoli ben diversa da quella che possiamo ammirare oggi.Tutto inizia nella splendida Mergellina,precisamente nella Chiesa di Santa Maria del Parto,che nonostante i cambiamenti del tempo e gli sfregi edili,ci appare sempre inconfondibile,con la sua facciata rossa e lo sguardo rivolto al mare.La chiesa in questione fu fatta costruire,verso la fine del quattrocento,da Jacopo Sannazzaro ed è particolarmente importante,perchè al suo interno vi sono ancora dei frammenti di uno dei presepi più antichi di Napoli.Ma tornando alla nostra storia,sempre all’interno della chiesa vi è un quadro,di Leonardo Grazia da Pistoia,che rappresenta una donna dal corpo demoniaco e sguardo ammaliante,trafitta da una lancia.La leggenda narra di una donna,nel lontano 1542,per essere precisi una nobildonna,Vittoria d’Avalos,che un tempo aveva dedicato la sua vita al mondo ecclesiastico,per poi abbandonò per cercare marito e condurre una vita normale.I suoi modi gentili,il corpo armonioso e perfetto,il suo viso d’angelo,ammaliavano tutti.Quando Vittoria conobbe il Vescovo Diomede Carafa,fu colpo di fulmine,perse letteralmente la testa e decise che quell’uomo di chiesa sarebbe dovuto,in un modo o nell’altro,essere suo,a qualsiasi prezzo!Incaricò una vecchia fattucchiera,di preparare una fattura d’amore per l’incosapevole prelato.Una volta preparata la pozione,essa fu cosparsa su alcuni dolci,che la donna prontamente regalò a Don Diomede,che non appena mangiò il goloso regalo,iniziò a sentirsi sempre più attratto alla giovane,quasi ossessionato dalla sua bellezza!Un tormento pericoloso,tentatore,tanto che in piena crisi mistica e sempre più provato da quella situazione,chiese consiglio ad un suo vecchio amico,un monaco procidano che era famoso per pratiche esorciste.Consultati alcuni manoscritti sottratti alle streghe,bruciate secoli prima e basandosi sul potere esoterico dell’immagine,il monaco riuscì a escogitare un metodo affinchè il povero Vescovo ritrovasse la sua pace.Si ordinò una tela al pittore Leonardo da Pistoia,con ordini precisi di inscenare l’Arcangelo Michele,il guerriero di Dio,nell’atto di trafiggere il dragone-satana,che aveva le sembianze della giovane Vittoria.Un demone dal volto estremamente bello,uno sguardo vivo e ambiguo,uno sguardo di sfida e di perdono.Per completare l’opera di “esorcismo”,il quadro doveva essere protetto in un luogo sacro,che accumulasse le forze necessaria per sconfiggere il sortilegio,e fu quindi deciso di esporlo nella Chiesa di Santa Maria del Parto,dove peraltro oggi è ancora possibile vedere.Che sia stato il quadro,l’esorcismo,la pozione che terminò di funzionare o semplicemente la ragazza che si stancò di aspettare,ovviamente non lo sapremo mai,fatto stà che da quel preciso istante,ogni volta che Don Diomede si sentiva turbato dal semplice pensiero della giovane,andava nella chiesa di Mergellina a fissare il quadro e a sfidarlo,fino a neutralizzare la sua forza,finchè il prete riuscì a ritrovare la sua serenità e ritrovare la forza per superare le tentazioni.Da questa breve storia,nasce il detto “Si bella e ‘nfam comm’ o riavule ‘e Mergellina“,dedicato alla bella Vittoria D’avalos,il cui unico peccato è stato quello di sperare in un amore impossibile.Piccola curiosità,sotto il quadro in questione,c’è una piccola scritta “Fecit Victoriam Alleluia 1542, Carafa“,a voi trarre le conclusioni….

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