Giochi e Ombre Del fenomeno “Bullismo & Cyberbullismo” il punto di vista del Dottor Iovane

foto bullismo 1

Signori …. Vostro figlio è un bullo!

…. Non è possibile, lui ha tutti 9 e 10 a scuola….

Questo oggi è uno dei nuovi identikit del bullo contemporaneo!

“Bullismo e cyber bullismo due fenomeni in continua evoluzione e mutamento, fenomeni “camaleontici”, duttili e plasmabili alle mode del momento, ai filoni adolescenziali, ai messaggi sbagliati e alle icone fuorvianti e devianti prodotte dai media”.

Ma conosciamo meglio questo fenomeno.

Se un ragazzo lancia per aria un diario di un compagno di classe una sola volta non è da definirsi atto di bullismo.

Invece, se un ragazzo lancia per aria un giorno un diario di un compagno di classe, un giorno ancora un libro e poi ancora un quaderno e nuovamente un  cappello fino a ripetersi altre innumerevoli volte, ebbene, quello è un atto di bullismo.

Quando avviene ciò non sono coinvolte esclusivamente il “bullo” e la “vittima”, ma compaiono anche altri attori protagonisti.

Anche le ragazze sanno provocare dolorose   ferite e sono più brave a non farsi scoprire. Usano una violenza più subdola dei ragazzi, escludendo dai giochi o dalle conversazioni ignorando, diffondono pettegolezzi e ridicolizzando il  look  della vittima con sgradevoli sguardi di superiorità.

E’ stato dimostrato che i ragazzi  minorenni che  giocano  alla “Playstation”  o “Xbox” senza freni in termini  di tempo e   senza la supervisione di un adulti che vieti di giocare  con giochi  consigliati ai maggiori di  anni 18, sono caratterialmente più cinici, meno sensibili a scene raccapriccianti.Ecco che li vediamo addirittura ridere durante il consumarsi di  atti  di bullismo.

Per  entrare con una lente d’ingrandimento nel problema, e riconoscere una ad una le figure coinvolte mi sono rivolta ad uno specialista della materia, ovvero il dott.re  Marco Iovane – psicoterapeuta sistemico – relazionale e della famiglia che da anni collabora con le scuole  napoletane.

Attualmente,  il Dott. Iovane sta portando a termine un progetto iniziato qualche mese fa presso la scuola Media Sabatino Minucci del quartiere Arenella di Napoli, grazie alla sensibilità al problema  e lungimiranza del Dirigente Scolastico Silvana Renzulli che lo ha adottato per il terzo anno.

Lo specialista ha   incontrato   tutti i ragazzi delle classi prime  di 1° grado  e con ciascuno ha   condotto   un laboratorio di esperienze di socializzazione allo scopo di far venir fuori le personalità di ognuno  e cercare di arginare il fenomeno, per lo più agendo sugli spettatori che con il loro comportamento possono fare la differenza.

Sono state coinvolte anche le famiglie degli alunni con cui ha affrontato senza veli il caso “Bullismo”, offrendo ascolto e suggerendo strategie. Ove si presenti una situazione conclamata o a rischio coinvolge in ordine l’insegnante, la dirigente scolastica e le famiglie.

D: Dott. Iovane qual è il profilo psicologico degli attori coinvolti in un atto di bullismo?

R: In anni di attività di consulenza psicologica nelle scuole elementari, medie inferiori e superiori, mi sono trovato spesso ad affrontare disagi e difficoltà di bambini e ragazzi legati al rapporto con i coetanei, alle prepotenze, a quell’insieme di atteggiamenti e comportamenti che vanno sotto il nome di Bullismo.I profili di personalità e le caratteristiche dei personaggi coinvolti nel bullismo sono differenti tra di loro e hanno degli aspetti che contraddistinguono il singolo ragazzo riuscendolo ad inquadrare in una precisa categoria; se volessimo presentare attraverso una illustrazione con organigramma tutta la scena la potremmo intendere così:

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Bullo dominante: E’ un soggetto più forte della media dei coetanei e della vittima in particolare;ha un forte bisogno di potere e prova soddisfazione nel sottomettere, nel controllare e nell’umiliare gli altri;è impulsivo;può assumere comportamenti aggressivi non solo verso i coetanei, ma anche verso gli adulti (genitori e insegnanti);mostra scarsa empatiacioè non riesce a comprendere gli stati d’animo della vittima;ha scarsa consapevolezza delle conseguenze delle prepotenze  commesse  rifiutando di assumersene le responsabilità (pensa che la vittima “si merita di essere trattata così”);ha un’autostima elevata (nella media o al di sopra); può non soffrire di ansia o insicurezza;è spesso abile nello sport e nelle attività di gioco;la sua popolarità presso i coetanei è nella media, o addirittura al di sopra di essa soprattutto tra i più piccoli,che subiscono il fascino della sua maggiore forza fisica. Sebbene con il passare del tempo la sua popolarità diminuisca, il bullo non raggiunge mai i livelli di impopolarità della vittima.

Bullo gregario:I bulli gregari, definiti anche bulli passivi, costituiscono il gruppetto di due o tre persone che assumono il ruolo di “sobillatori” e “seguaci” del bullo dominante più eterogenee rispetto al primo. Pur non prendendo iniziative, i bulli gregari intervengono rinforzando il comportamento del bullo dominante ed eseguendo i suoi “ordini”. Spesso è un soggetto ansioso e insicuro;gode di scarsa popolarità all’interno del gruppo dei coetanei;crede che la partecipazione alle azioni bullistiche gli dia la possibilità di affermarsi e di accedere al gruppo dei “forti”;è possibile che provi senso di colpa per le prepotenze commesse e una certa empatia nei confronti della vittima.

Vittima passiva/sottomessa:E’ la “classica” vittima a cui sipensa solitamente.E’ un soggetto più debole della media dei coetanei e del bullo in particolare;è ansioso e insicuro;è sensibile, prudente, tranquillo, fragile, timoroso;ha una bassa autostima, un’opinione negativa di se stesso e delle proprie competenze, che viene ulteriormente svalutata dalle continue prevaricazioni subite;a scuola spesso è solo, escluso dal gruppo dei coetanei e difficilmente riesce a crearsi delle amicizie;ha bisogno di protezione: a scuola cerca la vicinanza degli adulti;se attaccato, è incapace di difendersi: spesso reagisce alle prepotenze piangendo e chiudendosi in se stesso;ha una scarsa coordinazione corporea ed è poco abile nelle attività sportive e di gioco; talvolta ha paure relative al proprio corpo (per es. ha paura di farsi male);nega l’esistenza del problema e della propria sofferenza e finisce per accettare passivamente quanto accade; spesso si autocolpevolizza;non parla con nessuno delle prepotenze subite perché si vergogna, per timore di “fare la spia” e per paura che le prepotenze diventino ancora più gravi. Sembra che le vittime “segnalino” agli altri la propria vulnerabilità: ciò le renderebbe bersagli ancora più facili da individuare per i bulli.

Vittima provocatrice:La vittima provocatrice è un soggettoche, con il suo comportamento,provoca gli attacchi deglialtri. Contrariamente alla vittimapassiva (che subisce senza reagire),spesso la vittima provocatricecontrattacca le azioni aggressivedell’altro, ricorrendo talvolta allaforza (anche se in modo poco efficace).Proprio perché sia agisce, sia subiscele prepotenze, questo soggetto vienedefinito anche “bullo-vittima”.Il bambino/ragazzo vittima provocatrice: è generalmente un maschio;è irrequieto, iperattivo, impulsivo;talvolta è goffo e immaturo;assume comportamenti e abitudini che causano tensione e irritazione nei compagni (non solo nei bulli, ma nell’intera classe) e perfino negli adulti, provocando reazioni negative a proprio danno;è ansioso e insicuro;ha una bassa autostima anche se spesso dice il contrario.

Spettatori:Di solito quando si parla di bullismo si pensa esclusivamente al coinvolgimento dei bulli e delle vittime. Accanto a loro, però, vi è una grande maggioranza di bambini e ragazzi che assiste alle prevaricazioni o ne è a conoscenza: circa l’85% degli episodi di bullismo avviene infatti in presenza del gruppo dei pari.

Questi soggetti, definiti “spettatori”, possono con il loro comportamento “favorire o frenare il dilagare del fenomeno”.

Poiché nella maggior parte dei casi le prepotenze non vengono denunciate e il gruppo non interviene per fermarle, viene utilizzato il termine “maggioranza silenziosa”. Il bullismo è quindi un fenomeno di gruppo che coinvolge la totalità dei soggetti, i quali possono assumere diversi ruoli sostenendo il bullo, difendendo la vittima o mantenendosi “NEUTRALI”.Proprio la maggioranza silenziosa costituisce una risorsa di grandissimo valore ed è fondamentale fare leva su di essa per ridurre la portata del bullismo.

D: quali sono le cause sociali o le responsabilità familiari?

R: Ve ne sono diversi per contenuti e situazioni contestuali, ma prima di entrare nello specifico vorrei focalizzare l’attenzione sulla percezione generale che la società ha del fenomeno; il bullismo non è per forza un fenomeno che arriva sui giornali come articolo di cronaca del tipo: “ dieci ragazzi fuori scuola hanno percosso un loro compagno ed hanno messo il video in internet sui social network”. Il bullismo è più subdolo, è meno manifesto, si insinua tra i ragazzi senza attivare la percezione dell’adulto, poi oggi grazie e a causa della cyber tecnologia il mascheramento e il tentativo di rimanere anonimi agendo bullismo è molto più tipico. Infatti in diverse occasioni si ha difficoltà nel chiarire al gruppo classe e poi agli insegnanti e genitori che in quel contesto avviene del bullismo, perché come detto non ce ne rendiamo subito conto e i ragazzi non riescano ad affidarsi all’aiuto dell’adulto perché hanno paura che le cose possano peggiorare. Il bullo dominante oggi è camaleontico, sta mutando le sue caratteristiche identificative.  Abbiamo  infatti, molti più casi di ragazzi, sia maschi che femmine, di età compresa tra i dieci e i sedici anni che sono in possesso di caratteristiche di personalità ed attitudini intellettive superiori e molto diverse rispetto al passato. Saper utilizzare bene internet e i social network, riuscire a mettersi in  evidenza nel gruppo attraverso buoni risultati didattici, avere vestiti alla moda perché semmai di un livello economico più elevato, questi ed altri elementi oggi caratterizza un “nuovo” tipo di bullo che prima non esisteva perché bastava fondamentalmente la forza fisica e non quella cognitiva. Rispecchiando probabilmente la nostra epoca  troppo “narcisistica” dove l’apparire è più dell’essere.

D: La scuola cosa può fare?

R: sensibilizzare e prevenire, parlandone a scuola attraverso le lezioni e lavori didattici specifici e poi senza ombra di dubbio con delle progettualità focalizzate e strutturate da tecnici che possano lavorare per diverso tempo nella stessa struttura scolastica, così da essere vissuti dai ragazzi come effettivo e sincero aiuto alle loro esigenze.

D: I genitori di un’adolescente cosa devono notare e come devono intervenire?

R: quando si ha la fortuna in certi casi di venire a conoscenza di una situazione di bullismo dove non per forza sia nostro figlio ad essere coinvolto si deve subito intervenire o sul caso specifico o promuovendo un’attività di gruppo, non dimentichiamo che il lavoro più importante è con la totalità, lavorare con gli spettatori cercando di fare uscire fuori tutto quello che non si riesce a vedere e cercando di cambiare la cultura di fondo rendendo più autonomi i ragazzi e maggiormente capaci di individuare quelle situazione che possono gravare sulla vita del singolo e anche della intera  classe.

Uno  Sportello di  Ascolto e di Pronto Intervento  rivolto alle scuole e alle famiglie messo a disposizione dal Dott. Iovane è :

Dott. Marco Iovane

Psicologo e Psicoterapeuta

Specializzato in Psicoterapia Sistemico – Relazionale e Familiare

  • Consulente presso il Poliambulatorio dell’A.C.I.S.M.O.M. – Ordine di Malta – Napoli
  • Esperto in Psicodiagnostica e in Psicologia Scolastica
  • Specialista in Psicoterapia individuale, di coppia e familiare
  • Esperto in Psicologia Giuridica e Criminologica

Studio: Via Enrico Alvino, 79 – Vomero – Napoli

Cell.:3349693210 – e-mail: marcoiovane@hotmail.it – web: www.psicoterapianapoli.org

Il consiglio da offrire ai ragazzi è di rivolgersi sempre ad un adulto di fiducia.

Raccontare ogni sopruso subito serve a sentirsi sollevati dal peso di tanta frustrazione e dolore  permettendo  dunque di agire nel modo opportuno nei confronti delle persone coinvolte ed insegnare loro che assumersi le  responsabilità delle propie azioni è il primo passo per diventare un adulto coscienzioso.

In questo principio ha creduto anche un giudice che qualche giorno fa a condannato dei baby bulli di Torre del Greco ad eseguire  oltre al consueto programma di svolgimento dei servizi socialmente utili, la pratica quotidiana di un gioco di squadra perchè questi ragazzi oltre ad essere puniti vanno rieducati.

…….. Possa essere questo giudizio di ispirazione anche per tanti dirigenti scolastici.

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Biografia Giovanna

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