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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Cinema

I film che hanno fatto scappare la gente dalle sale

Angela Bevilacqua
Angela Bevilacqua 8 anni fa
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15 Min Lettura
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Questa settimana ho pensato di sorprendervi con una lista di film, alcuni molto conosciuti e altri addirittura divenuti cult, che hanno una storia particolare, non per la realizzazione ma per il loro percorso nelle sale.

Sono tutti film che hanno in comune una peculiare caratteristica: hanno fatto fuggire la gente dai cinema!

Normalmente si parla di un film perché attrae gli spettatori, ma ci sono anche casi in cui il film è strutturato in modo tale da provocare delle reazioni emotive molto forti che però alcuni spettatori non riescono a sopportare. Non sempre l’intento è quello di “shockare”, a volte la fuga è causata da altri motivi che vedremo insieme.

Poco male! Questi fenomeni, che potrebbero sembrare negativi, spesso fanno la fortuna del film in quanto attirano l’attenzione mediatica e di conseguenza un pubblico più numeroso e curioso.

In fondo il precipitoso abbandono della sala non è un evento nuovo per il cinema, basti pensare che proprio al suo esordio nel 1896 centinaia di persone scapparono terrorizzate di fronte al treno che avanzava verso di loro nella prima proiezione dei fratelli Lumière.

L’esorcista

Il film di William Friedkin è forse l’horror più famoso e terrificante di tutti i tempi, che racconta di una ragazzina posseduta dal demonio.

La storia si sviluppa con un crescendo di effetti sonori e visivi che tengono lo spettatore sulla corda e lo colpiscono come un pugno nello stomaco per il contrasto tra la tenerezza che suscita la piccola protagonista e l’orrore per la sua trasformazione in un vero e proprio mostro. Infatti in molte scene ciò che maggiormente disturba sono il linguaggio scurrile unito a veri e propri atti blasfemi e al rigurgito verde che colpisce gli esorcisti. Non manca anche il ricorso a immagini subliminali che arrivano direttamente al cervello dello spettatore.

Una regia e una sceneggiatura sapienti, nonché un make-up letteralmente “da urlo”, hanno reso particolarmente efficace l’impatto emotivo sul pubblico. Lo attestano i numerosi svenimenti che, all’uscita del film nel 1973, hanno costretto  gli spettatori a interrompere la visione. Proprio la risonanza di questi malori ha portato nei cinema file interminabili di persone desiderose di essere terrorizzate.

Arancia meccanica

Quando il film del maestro Stanley Kubrik uscì nel 1971 destò grande scalpore. Una schiera di persone erano pronte a gridare al capolavoro, ma vi era anche una corrente di parere contrario. Il taglio originale e visionario del film faceva ricorso in maniera iperrealistica a scene di violenza, il che ha turbato molte persone. Lo stesso Malcolm McDowell, l’attore principale, ricorda di aver visto molta gente che nel bel mezzo della proiezione correva via per vomitare. La pellicola d’altronde  narra “le avventure di un giovane i cui principali interessi sono lo stupro, l’ultra-violenza e Beethoven”!

127 ore

Il film di Danny Boyle ha ricevuto ben 6 nomination ai premi Oscar 2011. La pellicola si basa sulla storia vera di Aron Ralston (interpretato da James Franco), un alpinista statunitense che nell’aprile del 2003 rimase intrappolato in un Canyon e fu costretto ad amputarsi il braccio destro per potersi liberare.

E’ stato riportato di persone che vomitavano, svenivano o avevano convulsioni durante le proiezioni, ma ciò è accaduto semplicemente perché non si aspettavano di vedere una scena così cruenta. Il film poi, come dichiarato dallo stesso Franco, è stato realizzato con l’intento di far sentire lo spettatore parte attiva della vicenda, tanto che quando il protagonista eseguiva la mutilazione il pubblico aveva la sensazione di subirla egli stesso.

The tree of life

La pellicola del regista Terence Malick è stata osannata dalla critica ma non ha ricevuto il consenso del pubblico, infatti è un film fortemente simbolico che attraverso le vicende di una famiglia tocca argomenti quali la vita, l’amore e la religione. Il film ha vinto la Palma d’oro al 64° Festival di Cannes, ma è stato distribuito nelle sale dopo un’attesa di quasi due anni nonostante gli attori protagonisti fossero Brad Pitt, Sean Penn e Jessica Chastain.

La lentezza del film e l’astrattezza della sua trama hanno provocato noia in molti spettatori e portato all’esasperazione altri. I proprietari dei cinema hanno deciso di reagire all’ ondata di persone in fuga divulgando avvertenze sul fatto che il film non poteva compiacere tutti i gusti e alcuni addirittura offrendosi di rimborsare il biglietto se l’uscita si fosse verificata entro trenta minuti dall’inizio della proiezione.

The Blair Witch project

Il film è stato realizzato nel 1999 da una coppia di registi esordienti, Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez e ha ottenuto molti consensi di pubblico e critica nonché numerosi riconoscimenti. Nel 2000, visto il notevole successo al botteghino, è divenuto il film con gli incassi più alti in rapporto al budget più basso.

La trama vede protagonisti tre studenti di cinema che si avventurano nei boschi per girare un documentario sulla leggenda della strega di Blair che parrebbe aver istigato un serial killer ad uccidere sette bambini. I tre aspiranti filmmakers si perderanno nell’immensa distesa di alberi, pedinati da un’oscura e terrificante presenza.

Il film si colloca a metà strada tra il genere documentaristico e l’horror e proprio per questo suo stile, caratterizzato da movimenti di macchina veloci e inquadrature traballanti, ha creato malessere nel pubblico. Come riportato dalla stampa alcuni spettatori si sono sentiti talmente male da dover correre in bagno.  

La passione di Cristo

Il film, scritto e diretto da Mel Gibson, è un’opera di notevole pregio. Segue il racconto dei vangeli concentrandosi maggiormente sul supplizio di Gesù dal suo arresto alla crocifissione. La pellicola è stata girata interamente in Italia, per la precisione a Matera e dintorni, e con un cast composto in prevalenza da attori italiani. Ma la vera particolarità è che, per ricreare maggior realismo, i personaggi parlano in latino e in aramaico.

Il pubblico non si aspettava affatto 90 minuti di torture e 2 di resurrezione e per quanto i vangeli raccontino della sofferenza di Cristo averla davanti agli occhi in maniera così realistica è ben altra cosa: ecco perché molti spettatori hanno preferito allontanarsi. La partecipazione emotiva dovuta alla sensibilità religiosa ha fatto sì che questo film fosse particolarmente sentito e la sua violenza avesse un impatto ancora più forte.

Antichrist

Antichrist è un film del 2009, scritto e diretto da Lars von Trier, che è stato presentato al Festival di Cannes suscitando pareri discordanti. E’ il film più controverso del regista danese, basti pensare che a sette anni dalla sua uscita è stato messo al bando da un tribunale francese a causa di “scene di grande violenza” e “scene di sesso non simulato”. Il cast è composto da solo due attori: Charlotte Gainsbourg, che nonostante le polemiche a Cannes si è aggiudicata il Prix d’interprétation féminine, e Willem Dafoe.

La trama segue le vicende interiori di una coppia che tenta di elaborare il lutto per la morte del figlio caduto da una finestra rimasta aperta mentre i due genitori stavano avendo un rapporto sessuale. Il marito, che è uno psicoterapeuta, sceglie di aiutare personalmente la moglie a superare il trauma e per farlo decide di ritirarsi assieme a lei in una casa nel bosco allo scopo di vincere le paure recondite della compagna legate alla presunta malignità della natura. Nel film compaiono suggestioni horror ed erotiche e si accavallano aspetti simbolici, onirici e filosofici.

A Parigi, ma non solo, diverse persone si sono alzate e sono uscite dalla sala per via della crudezza di alcune scene: a partire da una volpe parlante impegnata in un atto di auto-cannibalismo fino ad arrivare a dolorosissime mutilazioni genitali seguite da masturbazioni con tanto di schizzi di sangue. Insomma, nel film di Von Trier niente è lasciato all’immaginazione.

Il Re Leone

Questo classico dell’animazione del 1994 non ha bisogno di presentazioni, è uno dei massimi successi della Disney, ma tanti sono stati i bambini che alla scena della morte di Mufasa hanno reagito con un pianto a metà tra paura e shock costringendo i propri genitori a portarli fuori dalla sala!  Molti genitori infatti si sono espressi in merito affermando che in “Il Re Leone” ci sono scene troppo violente.

Irréversible

Questa pellicola, scritta e diretta da Gaspar Noé, è stata giudicata dalla critica come “uno dei film più controversi del 2002”, principalmente a causa della rappresentazione esplicita della violenza sessuale e dell’omicidio. Il film-scandalo di Cannes infatti è famoso soprattutto per la lunghissima scena dello stupro di Monica Bellucci, ripresa con macabra dovizia di particolari per nove interminabili minuti.

La trama è piuttosto elementare: tre amici, due uomini e una donna, della quale uno dei due è il fidanzato, si trovano ad una festa, ma la donna se ne va prima e mentre attraversa un sottopassaggio viene selvaggiamente violentata da un omosessuale francese. Il fidanzato della donna, insieme all’amico, riesce a risalire al nome dello stupratore e lo va a cercare in un locale gay per vendicarsi.

“Così crudele e violento che molti spettatori faranno fatica a guardarlo.” Queste le parole del critico americano Roger Ebert sull’opera di Gaspar Noé e la sua profezia si è avverata: numerose sono state le fughe dalle sale soprattutto durante la terribile scena di stupro, senza dimenticare però la scena dell’agghiacciante uccisione dello stupratore (ripresa senza nemmeno uno stacco)!

Swiss Army Man

Swiss Army Man è una pellicola del 2016, scritta e diretta dalla coppia Dan Kwan-Daniel Scheinert sotto lo pseudonimo di “Daniels”. Questo strano, anzi stranissimo film, è stato premiato per la miglior regia al Sundance e vede protagonisti gli attori Paul Dano e Daniel Radcliff.

Già la trama è tutto un programma: Hank è un naufrago bloccato su un’isola deserta che trova un cadavere sulla spiaggia. Tra Hank e il cadavere, di nome Manny, nasce una bizzarra amicizia che aiuterà Hank a tornare a casa.

La visione di Swiss Army Man ha fatto fuggire parte dell’audience durante la presentazione al Festival di Sundance. Probabilmente gli spettatori non si aspettavano di assistere alle peripezie di un cadavere in erezione e con problemi di flatulenza dovuti alla decomposizione del corpo…

Madre!

Madre! È un film scritto e diretto da Darren Aronofsky con protagonisti Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris e Michelle Pfaiffer. La pellicola è stata presentata a concorso alla 74ma Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia dividendo la critica come mai prima: durante la proiezione si sono levati fischi, risate ma anche numerosi applausi. L’ultima opera del grande Aronosky o la si ama o la si odia, non ci sono mezze misure! C’è chi lo ha definito un capolavoro e chi lo ha massacrato.

La storia racconta di una coppia apparentemente serena: il marito è un famoso scrittore e la moglie è la sua musa. Lui trascorre le giornate in cerca dell’ispirazione mentre lei passa tutto il suo tempo  a ridipingere, arredare, sistemare la loro dimora, precedentemente distrutta in un incendio. La casa è ubicata nel mezzo del nulla, ma sembra essere l’unico luogo in cui il marito possa vivere e creare. In questo spazio chiuso però entrano con prepotenza degli sconosciuti che destabilizzeranno l’equilibrio già precario dei due.

Il film utilizza la Bibbia come espediente narrativo per raccontare il rapporto tra gli esseri umani e Madre Natura, ma la forte valenza simbolica dei personaggi e delle loro azioni molti spettatori non l’hanno capita per cui anche gli sviluppi della trama sono sfuggiti alla loro comprensione. Molti hanno pensato che la pellicola non avesse senso e che l’intento del regista fosse solo quello di mostrare una escalation di pazzia e di violenza e nemmeno la presenza dell’amatissima diva Jennifer Lawrence ha evitato l’abbandono in massa di persone delle sale cinematografiche!

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Angela Bevilacqua Apr 18, 2018
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Pubblicato da Angela Bevilacqua
Classe 1996 da sempre apassionata di cinema e di scrittura. A diciassette anni ha realizzato il suo primo cortometraggio “Il teatro dei ricordi” interpretato dall’attore francese Jean Sorel, presentato come evento speciale al festival di Giffoni. Nell’anno 2017 ha pubblicato il suo primo romanzo intitolato “La Città del Vizio” edito da Guida Editori.
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