domenica , 16 Dicembre 2018

“LA MECCANICA DEI SENTIMENTI” DI FRANK IODICE. RECENSIONE ED INTERVISTA

 

 

“Da dove vuoi incominciare?”

“Dalla tua presentazione sull’amore”.

“La mia è una ricerca sui sentimenti. 

L’amore non è un sentimento, ma un’invenzione di Hollywood”.

 

 

  • Trama: In un vicolo di Montmartre, un affascinante e cinico cardiologo romano, che ha compiuto una scoperta straordinaria sui meccanismi sentimentali, incontra una ballerina con una giacca da marinaio. Nel ventre di una Parigi spietata e schizofrenica, ritrovano il loro passato e tentano di riscattarlo. Ma le conseguenze dolorose delle loro scelte saranno inevitabili. Le vite di tre donne sono intrecciate a quella di Giovanni Marealto: sua moglie, Eda, che aspetta un bambino; Galatea, una ricca ed elegante archeologa, che per realizzare il suo profondo desiderio di avere un figlio, decide di tradire suo marito e di concepirlo con un altro uomo; e Resi, volgare, libera, che è costretta a lavorare sotto falso nome per scappare da un passato oscuro e violento, e accetta un ingaggio al limite della legalità, prostituendosi e partecipando a un’operazione di spaccio e ricettazione di pietre preziose. Resi offre a Marealto la comprensione che lui ricerca in ogni donna da quando sua madre è morta tragicamente senza rivelargli la sua vera natura, una natura che non ammetteva distinzioni tra carne e anima. Lei è l’unica a conoscere i segreti più pericolosi del protagonista, perché questi si riveleranno intimamente legati ai suoi. Una storia sul pentimento e sulla nostra incapacità di amare, intrappolati nell’Ingranaggio che sembra aver condannato tutto a finire. Tutto, tranne la vita.

                                                                            ERETICA EDIZIONI

 

 

  • Recensione: Premetto che questo è un giudizio prettamente soggettivo, ma mi sono ritrovata a leggere un libro che è come un elettrocardiogramma piatto. La storia per buoni tre quarti rispecchia un unico sentimento: l’indifferenza. I personaggi  si lasciano trasportare dagli eventi in maniera passiva ed hanno in comune l’avidità di sesso e denaro. Marealto è un medico che viene assoldato come pretesto di giustifica a delle ricettazioni, non si ribella ai loschi piani e li subisce con indolenza e disinteresse, non pare provi sentimenti soprattutto verso la sua compagna Eda con la quale ha stabilito uno squallido patto in cui lui può tradirla perché reputa che l’amore non possa subire restrizioni e la gelosia è un’aberrazione dei sentimenti amorosi. E’ un uomo che fugge da una vita felice. Galatea vuole un figlio e poco importa con chi. Unica luce è Resi, una prostituta capace di amare e comprendere, l’unica dotata di sensibilità e sentimenti. Una lettura che non mi ha né coinvolta tantomeno appassionata per poi giungere ad una conclusione che riscatta la noia provata, ma con uno stile di scrittura veramente alto, peccato non essere riuscita a sentire appieno il romanzo che ho vissuto con stizza e noia. Un guizzo finale che non avrei provato se avessi abbandonato la lettura, cosa che ho pensato di fare più volte.

 

 

  • FRANK IODICE è autore dei romanzi Anne et Anne (2003), Kindo (2011), Acropolis (2012), Gli appunti necessari (2013), I disinnamorati (2013), Le api di ghiaccio (2014), Un perfetto idiota (2017), Matroneum (2018), La meccanica dei sentimenti (2018) e delle raccolte di racconti La fabbrica delle ragazze (2006) e La Catedral del tango (2014). 10.000 copie del suo Breve dialogo sulla felicità con Pepe Mujica sono state distribuite gratuitamente nelle scuole.

 

                                                                     

                                                                         INTERVISTA

 

 

Dietro ogni libro c’è sempre una storia, un perché. Cosa si cela dietro La meccanica dei sentimenti?

È un libro nato con un’urgenza quasi vitale. L’ho scritto nei mesi in cui la mia compagna ed io aspettavamo la nostra bambina. Più passavano i giorni, più mi davo fretta, risparmiavo punteggiatura e digressioni inutili, cercavo l’essenziale. E le ultime correzioni le ho terminate in ospedale.

La storia che c’è dietro ogni libro si trasforma quasi sempre in un’altra storia, ma porta con sé qualcosa di fondamentale, quello che dopo molti anni ricordiamo di un romanzo: l’atmosfera. In questo caso, tutto è nato da una storia personale di delusioni e la delusione a volte diventa cinismo. Ho provato a parlarne attraverso i gesti a metà, le parole non dette, le carezze negate, e i sorrisi ambigui e sprezzanti di Gio Marealto.

 

 

I personaggi è come se emanassero un sentore di indifferenza ed egoismo. Li analizziamo?

Sono personaggi sfuggenti, tristi ma divertenti, accomunati da una forte disillusione nei confronti di una vita meccanica, che va avanti quasi per inerzia. Il Direttore, Carole Lesage, per esempio, fa di tutto per farsi ammazzare pur di liberarsi da questa “agonia dell’arricchimento”. E lo stesso sembra fare Gio Marealto, che da subito ci fa capire che la bellezza del mondo è solo per chi se l’è meritata, non per lui:

Sul viale davanti all’hotel, il lieve vento sfiora una foglia che si è staccata da un ramo basso e gli è caduta davanti ai piedi volteggiando come se tentasse di aggrapparsi alla vita prima di finire per terra, tra le altre. Lui ci orina sopra tenendo la sigaretta con i denti ed entra. La gente si può dividere in due categorie: quelli che sanno di dover morire e quelli che non lo sanno ancora.

Ma è nei personaggi minori, quelli che appaiono e scompaiono nello spazio di una pagina, che si ritrova tutto il senso di questa storia. Ce ne sono molti, mi sono serviti a dimostrare che chiunque potrebbe essere il protagonista di un romanzo. Ho dedicato poche ma intense pagine a questi eroi quotidiani, raccontando in qualche riga tutta la loro vita.

Le protagoniste sono tre donne che reagiscono alla violenza in tre modi diversi. Galatea si rifugia nei beni materiali e ostenta sicurezza come farebbe con il suo smalto rosso e i suoi gioielli (rubati). Eda rimane a fissare la porta del monolocale che condivide con Gio, distesa sul lato sinistro, come le ha detto il medico, e aspetta pazientemente il giorno in cui verrà abbandonata, o amata. E Resi, con un paio di scarpe da ginnastica e una maglietta di qualcuno che l’ha dimenticata a casa sua, corre da una parte all’altra di una città “ridotta una merda” per aiutare l’uomo che ama. Sono modi diversi di amare, alla fine, tutti ignorati da Marealto, che continua a cercare nelle donne una risposta alla “delusione congenita di un figlio di puttana”.

 

 

Marealto mi ha spiazzata: un uomo contraddittorio, non si sa mai se riesce a provare affetto, non si ribella all’imbroglio in cui viene coinvolto e nell’ultima riga si sottolinea la sua incapacità a provare tenerezza. È solo una mia impressione?

È un’impressione che ho anch’io davanti a persone del genere. Ma l’ultima riga può essere anche letta come il punto d’arrivo del suo percorso, molto diverso da quello di partenza. Un esempio e una lezione per ogni uomo.

 

 

Resi, invece appare come una piccola stella che si distingue in una nebulosa di passività. Quanto realmente è positivo come personaggio?

Tutti i personaggi di questo romanzo vogliono ardentemente essere negativi e non fanno nulla per cambiare il loro destino. Resi invece lotta per riavere il suo vero nome, l’identità che è stata costretta a nascondere, in fuga da un paese “sbagliato”. Ed è l’unica ad affrontare gli imprevisti di questa storia con il coraggio di un personaggio positivo. Si legge coraggio in ogni cosa che fa e che dice.

 

 

Che tipo di scrittore sei? A quale genere appartieni?

Da bambino mi hanno messo per errore in una specie di convento, un posto che non era esattamente un parco giochi. Per fuggire dalla realtà staccavo le ultime pagine dei libri che mi procuravo di nascosto in un mercato e trascorrevo intere giornate a reinventarne il finale. È iniziato tutto così, per gioco: il gioco è la fuga del bambino.

Credo che la (vera) letteratura sia una delle poche salvezze che ci restano per dare la nostra testimonianza e imparare da quella degli altri. Mi piace “imparare la vita” dai romanzi e cerco di ricambiare il favore con chi mi legge offrendo una visione onesta delle cose.

Leggere e scrivere sono attività solitarie, richiedono tempo e concentrazione, la stessa concentrazione di cui tutti vogliono privarti, persino coloro che dicono di amarti. Per scrivere libri devi essere testardo e vivere al tuo ritmo, non a quello degli altri. Altrimenti scrivi i libri degli altri e non i tuoi.

La mia vita è tutta nei miei romanzi, leggo e scrivo per almeno dieci ore al giorno, come quando ero bambino. Ma ogni tanto esco e faccio finta di essere una persona adulta, che si preoccupa delle bollette, della spesa e dell’affitto. Da quando ho lasciato l’Italia, a vent’anni, ho cambiato mille lavori, ho fatto il lavapiatti, il guardiano notturno, l’insegnante, il coordinatore di volo, l’autista di un cieco… E non l’ho fatto soltanto per pagare l’affitto, ma per imparare a scrivere.

Le mie sono storie di antieroi, personaggi marginali schiacciati dal sistema, che cercano la loro rivalsa nella carta. Ognuno di loro porta dentro di sé una serie di conflitti profondi, talvolta risolti, talaltra irrisolvibili. Sono molto diversi l’uno dall’altro, ma sarebbero tutti d’accordo su come rispondere alla seconda parte della tua domanda: apparteniamo alla narrativa non di genere.

Non amo i romanzi etichettati con generi specifici, lo trovo riduttivo. Ogni romanzo dovrebbe racchiudere un mondo interiore strappato dalle viscere di qualcuno e messo nelle tue. Se in un libro non ci trovi viscere, vuol dire che è stato scritto pensando a quale etichetta attribuirgli e non è pertanto un vero libro, ma un prodotto commerciale.

 

 

Sembrerebbe che tu conosca bene Parigi, che legame hai con la Ville Lumière? 

Vivo in Francia da quasi 20 anni, attualmente in un paesino dell’Alta Savoia. La Parigi di questo romanzo è quella dei vicoli più sporchi di Montmartre, sfuggiti alle guide turistiche. Ogni volta che vado nella Ville Lumière, in pratica, non faccio altro che cercare le sue ombre. La frequento da ospite indiscreto, la spio senza chiedere il permesso. Non mi inoltro nelle sue strade guardando per aria come chi è affascinato dalla sua architettura o dallo spleen baudelairiano, ma cercando per terra e dietro le porte socchiuse i suoi segreti e le sue vergogne.

 

 

Stai lavorando a qualcosa attualmente?

Sì, insieme a Félicia Lignon, la mia traduttrice, sto rivedendo le bozze del nuovo romanzo, in uscita in francese nei prossimi mesi per Le Lys Bleu éditions. Un progetto a cui tengo molto, poiché tutte le mie storie sono ambientate qui e grazie a Félicia hanno finalmente trovato il loro posto, nel mondo dei libri e in quello reale.

 

 

“Ogni romanzo dovrebbe racchiudere un mondo interiore strappato dalle viscere di qualcuno e messo nelle tue. Se in un libro non ci trovi viscere, vuol dire che è stato scritto pensando a quale etichetta attribuirgli e non è pertanto un vero libro, ma un prodotto commerciale.”

 

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Biografia Cristiana Abbate

Cristiana Abbate
Veterinaria pentita e mamma convinta.Si ritiene propositiva e per nulla diplomatica .Grande appassionata di viaggi e divoratrice di libri. Malata di shopping e con il conto in banca fisso sul rosso.

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