Napoli-Juventus:il catenaccio bianconero blocca il club azzurro sul pari

E’ venne il giorno… , quello del ritorno del Pipita al San Paolo, delle tante ipotesi sul trattamento che avrebbe ricevuto l’ex tanto odiato, delle preoccupazioni della vigilia sull’accoglienza che i napoletani avrebbero riservato alla vecchia signora. Tante chiacchiere avevano anticipato la sfida del San Paolo: civilissima la risposta dei supporters partenopei, Juve praticamente ignorata (inutile, quindi, l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine volto a tutelare la salvaguardia del Campioni d’Italia) e Pipita, giustamente, subissato di fischi in ogni momento della gara. A dirla tutta, senza i fischi del San Paolo nessuno si sarebbe accorto della presenza in campo del fuoriclasse argentino, annullato dalla retroguardia dei padroni di casa e abbandonato al suo destino dalla sua squadra che, dopo il vantaggio di Khedira al minuto 7,  si è rintanata fino al novantesimo a difesa della propria porta.

E già perché la partita di ieri sera ha visto una sola squadra, il Napoli,  giocare al calcio, mentre i pluridecorati bianconeri hanno provato a lucrare sull’unico gol realizzato dal centrocampista tedesco che ha battuto l’incolpevole Rafael con un tiro sottomisura. Non si è mai perso d’animo il Napoli, sospinto da un pubblico meraviglioso e da un gioco ormai imparato a memoria, ha messo alle corde la Juve che ha provato a difendere con le unghie e con i denti il vantaggio, rinunciando a qualunque sortita offensiva.

Hamsik e Insigne, coadiuvati dall’ottimo Strinic, hanno provato per tutta la prima frazione a trovare il varco giusto: impreciso lo slovacco al tiro per ben due volte, fuori le sue conclusioni da favorevole posizione. Ci prova anche Insigne che calcia fuori appena dentro l’area di rigore e Mertens che spara a salve su Buffon da favorevole posizione. Ottima la prova dei padroni di casa nel primo tempo, in mezzo al campo è dominante Allan, ben coadiuvato da Jorginho, sempre preciso, difesa attenta e puntuale con i due centrali esenti da distrazioni e Hysaj anche propositivo, più del solito, in fase offensiva.

Nella ripresa il copione non cambia: Napoli all’attacco e Juve arroccata in difesa. Dopo un tiro a giro di Insigne fuori di nulla arriva il meritatissimo pareggio: ci pensa Hamsik, a battere Buffon su assist del sempre positivo Mertens. Esplode il San Paolo e gli azzurri sfiorano il raddoppio con Mertens che, approfittando di uno sciagurato retropassaggio di Asamoah, anticipa Buffon e da posizione defilata calcia sul palo.

Sarri mette dentro l’offensivo Zielinski per l’affaticato, e applauditissimo, Allan. Poi dentro anche Rog per lo sfinito Hamsik. I ritmi della gara a questo punto calano, Allegri prova a spaventare il Napoli con Dybala e Cuadrado che, comunque, non si vedono praticamente mai. Il risultato non cambierà nonostante i tentativi del Napoli fino alla fine con Callejon che di testa  mette un pallone d’oro al centro dell’area sul quale nessuno riesce ad intervenire.

Finisce uno a uno, un risultato certamente strettissimo per i partenopei che hanno abbandonato il campo tra gli applausi dei tifosi che ne hanno apprezzato la qualità delle giocate e l’impegno profuso per tutta la gara. Nota di merito per l’arbitro Orsato che ha fatto giocare tantissimo, intervenendo quasi mai, permettendo alla gara di essere fluida, anche favorito dall’assoluta correttezza dei protagonisti in campo.

Mercoledì ci sarà la gara bis, la Coppa Italia come obiettivo e una gara tutta da vivere con la Sarri band chiamata all’impresa di recuperare  due gol ai bianconeri dopo le polemiche dell’andata terminata 3-1 grazie, e soprattutto, per merito di decisioni arbitrali quantomeno discutibili.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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