Foto di Ylanite Koppens da Pexels

RECUPERO VALORI MUSICALI

In questi giorni, in occasione della realizzazione del mio nuovo progetto artistico inedito di fusion o smooth jazz che partirà da lunedì prossimo, mi sto avvalendo della preziosissima collaborazione di due musicisti di importanza e respiro nazionale, con molteplici e importanti esperienze lavorative alle spalle: parlo di Dario Franco al basso ed Enrico Del Gaudio alla batteria, con i quali ho già collaborato in passato per la lavorazione di miei progetti precedenti.

Ora, sia Dario che Enrico sono due musicisti che hanno studiato, studiano ed insegnano fondamenti musicali dei loro rispettivi strumenti a giovani allievi di corso e, come me, vengono dalla sana gavetta svolta in tanti anni di jam sessions nei sottoscala adibiti a sale prova improvvisate con giovani colleghi musicisti che si sarebbero poi affermati non senza una certa fatica nel panorama musicale nazionale.

Visto che si parla di anni ‘70/’80 per gavetta s’intende che le suddette jam sessions o prove nei sottoscala avevano come denominatore comune la musica di George Benson (se avevi un chitarrista che se la cavava sul blues/jazz), Gino Vannelli (se ovviamente avevi un cantante all’altezza), gli artisti scuderia Motown (idem idem), i Toto (se ti piaceva la rock song americana d’autore), non disdegnando ovviamente gli artisti dell’epoca di casa nostra come Pinotto, Alan Sorrenti, gli Showmen, la PFM e il Banco, assieme ad altri di rilievo.

Ma c’era un gruppo U.S.A. che, appena mettevi su un loro disco, ti prendeva totalmente in tutti i sensi e appena partivano le prime note o linee ritmiche delle loro canzoni inevitabilmente la testa iniziava a muoversi in maniera sincopata, avanti e indietro: Steely Dan.

A quello che sono però venuto a sapere, non tutti i musicisti giovani dell’epoca si mettevano di buzzo buono sul proprio strumento alla ricerca delle linee armoniche, melodiche e ritmiche di quei pezzi, forse perché estremamente ricercati e sofisticati; e sappiamo tutti che quando si trattava di imbracciare il proprio strumento magari dopo giorni di astinenza da musica spesso al momento della scelta e dell’attacco di un pezzo non si andava tanto per il sottile.

Io invece, piano piano, a furia di individuare e ripetere sullo strumento accordi e linee melodiche degli Steely Dan (e non solo) mi sono ritrovato negli anni un bel patrimonio di pezzi da eseguire in qualunque momento, anche abbassandone le tonalità all’occorrenza. E’ quindi successo che l’altro giorno durante la prima prova per il mio nuovo progetto con Dario ed Enrico gli ho lanciato l’idea: “Guagliù ma, tra una cosa inedita e l’altra, vi andrebbe qualche volta provare a recuperare e suonare pure solo pe parià qualche cosa Steely Dan?”.

Ecco il punto. Negli ultimi venti anni abbiamo totalmente smarrito il gusto di vedersi in sala con colleghi dai comuni gusti musicali, anche giusto 2 o 3 ore, per provare a riprendere e quindi suonicchiare qualche hit di jazz o di fusion o jazz/rock o american song per noi particolarmente significativo. L’ esigenza di proporre cose inedite si è completamente impossessata di noi e della nostra produzione artistica, per carità legittimamente, visto che un artista ha qualche minima chance di essere notato solo in base a ciò che ha da dire a livello creativo.

Tutto giusto. Ma a mio parere se ogni tanto noi musicisti volessimo concederci una breve pausa dai nostri progetti in uscita e organizzare una jam in sala con amici fidati per tornare ad accennare, che so, “Josie” o “I just wanna stop” o “After the love has gone”, sono sicuro che anche i nostri progetti inediti ne trarrebbero un beneficio.

Ovviamente Dario ed Enrico sono rimasti entrambi piacevolmente sorpresi dalla proposta e anzi, Dario mi ha subito chiesto di inviargli le parti dei pezzi Steely Dan (opportunamente da me abbassate di un tono, dovendo io tra l’altro provare a cantarle oltre che suonarle), e proprio l’altro ieri durante una pausa delle prove per il nuovo disco, abbiamo provato a suonare un pezzo di “Gaucho” con discreti risultati.

Quello che io mi auguro è che sempre più musicisti in futuro, senza ovviamente tralasciare l’aspetto creativo della loro produzione, siano disposti anche solamente per una mezz’oretta a concedersi una pausa dalla loro attività principale per fare operazione di recupero delle proprie radici musicali: che poi sarebbero le radici musicali di tutti noi, quelle che ci hanno aiutato a crescere per portarci al livello in cui attualmente siamo. Buona musica a tutti!

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Biografia Sergio Forlani

Inizialmente autodidatta, ad inizio anni 80 intraprende gli studi di armonia e improvvisazione jazz col maestro Franco de Crescenzo, sempre però prestando la massima attenzione alle sonorità ECM, etichetta simbolo del jazz europeo. Nel 1990 fonda PATSIMILE, band ispirata al sound del Pat Metheny Group con cui si esibisce nei maggiori jazz club campani. Qui fa il suo esordio nel gruppo il chitarrista Paolo Palopoli con il quale realizza a tutt’oggi quattro cd inediti, due di matrice etno/jazz(“Armodia etnica” ed “Etnodie”) e due di connotazione jazz/fusion(“First out” e il recentissimo “Back on the ground”). Al suo attivo anche “Non solo etno” con il quale interrompe momentaneamente il filone etno/jazz per dare spazio ad una delle sue passioni, la forma “song” eseguita con piano, contrabbasso e batteria. L’altro suo progetto è invece “SING & SWING – Beatles and songs in jazz” con il quale assieme al cantante Marco Miglio ripropone dal vivo le canzoni dei Fab Four e altri artisti in chiave jazz.

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